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Alimentazione

Il carciofo: “Guerriero dal cuore tenero”

carciofi

Così è stato descritto il carciofo da Pablo Neruda, come un ortaggio che indossa una corazza di foglie dure e spinose, ma che presenta all’interno un’anima morbida e gustosa.

Set of artichokes and slices on small stubs and dark wooden background. top view.

La Sicilia occupa la seconda posizione in Italia per la coltivazione e produzione di carciofi. Le province in pole position sono Caltanissetta e Agrigento, seguite da tutte le altre. A prendersi la scena le cultivar della Sicilia orientale, il “Violetto di Sicilia” ora sostituito in parte dal “Violetto di Provenza”, e nella Sicilia occidentale il “Violetto spinoso” di Palermo

High angle view artichokes and slices with on white background. horizontal

Il nome ufficiale è Cynara cardunculus o Cynara flavescens, l’origine è antichissima come testimoniato da documenti che si riferiscono all’epoca antecedente a quella cristiana, mentre per i cardi si hanno testimonianze in diverse opere di autori greci e romani. Secondo la leggenda, questo nome deriva dalla musa Cynara dai capelli color ceneredi cui si era invaghito Zeus; respinto più volte perché il suo amore non era ricambiato, il Padre degli dei trasformò la musa in un fiore spinoso: il carciofo appunto. È per questo motivo che si dice che abbia un potere afrodisiaco.

I carciofi presentano caratteristiche organolettiche di particolare corposità e dolcezza, sono ortaggi eccezionali per digeribilità e proprietà terapeutico-nutrizionali e salutari, svolgono un’azione benefica sulla secrezione biliare, favoriscono la diuresi renale e regolarizzano le funzioni intestinali. Apportano inoltre pochissime calorie e contengono un’elevata quantità di fibra, ferro, zinco, rame, potassio, calcio, e un’abbondante presenza di vitamina A, C e vitamine del complesso B.

Questa tipica pianta mediterranea ha origini mediorientali. Coltivata principalmente in Spagna e in Egitto, giunge nel Belpaese grazie agli Etruschi, come si rileva dalle raffigurazioni di questo ortaggio presenti in alcune tombe a Tarquinia. Dal “Naturalis Historia” di Plino e dal “De Re Coquinaria” di Apico, sappiamo che i Romani, amavano i carciofi lessati in acqua e vino, o cucinati con il garum, la salsa a base di interiora di pesce che usavano come condimento di molti piatti. Questa pianta è dunque quella che meglio rappresenta l’antichità letteraria: addirittura alcune teorie sostengono che il poeta Catullo quando scrisse l’epigramma Odi et amo, non pensasse in realtà a Clodia – da lui dolcemente chiamata Lesbia, protagonista dei suoi carmi – , ma a questa misteriosa verdura. Sarà vero? Di sicuro il “guerriero dal cuore tenero” sa come farsi amare.

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